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Aziende, dipendenti e TFR: può essere un vantaggio competitivo

Per gran parte delle aziende, il Trattamento di Fine Rapporto (Tfr) dei propri dipendenti rappresenta una forma di liquidità importante.

Chi aderisce a un fondo pensione vi versa il proprio Tfr, privando quindi il datore di lavoro di tale fonte di finanziamento. Inoltre, il d.lgs. 252/05 ha previsto il conferimento automatico del Tfr al fondo pensione per tutti i lavoratori che, trascorsi sei mesi dall’assunzione, non abbiano dato indicazioni al proprio datore di lavoro. In ogni caso, nelle aziende con almeno cinquanta addetti, anche per quei lavoratori che decidono esplicitamente di non aderire a un fondo pensione, è previsto il versamento di tali somme in un fondo di Tesoreria presso l’Inps.

Sebbene il lavoratore continui a godere i diritti relativi al Tfr, per l’azienda significa la perdita totale degli accantonamenti. Pur essendo l’adesione a un fondo pensione una scelta che spetta al solo dipendente, senza che il datore di lavoro possa legalmente impedirlo, è indubbio che un lavoratore sia più propenso ad aderire alla previdenza complementare nel caso in cui lo stesso datore non sia
contrario.

Per supportare le aziende che, perdendo una fonte di autofinanziamento, devono rivolgersi ad altre modalità di raccolta per avere la liquidità necessaria, il legislatore ha introdotto nel d.lgs. 252/05 una serie di misure compensative volte a bilanciare gli effetti negativi. Tali misure sono proporzionali alle quote di Tfr non accantonate in azienda, il che comprende sia le somme versate a un fondo pensione, sia quelle versate presso il fondo di Tesoreria. Va da sé che un’azienda con almeno cinquanta addetti gode delle misure compensative su tutti gli accantonamenti di Tfr.

Vediamo nel dettaglio quali misure sono previste.

  • Deducibilità dal reddito d’impresa. Le aziende possono dedurre dal reddito d’impresa un importo pari al 4% delle quote di Tfr non accantonate in azienda. La percentuale sale al 6% per le aziende con meno di cinquanta addetti. Questa misura consente quindi di ridurre l’imponibile fiscale e di conseguenza le imposte da pagare a titolo di Ires. Esonero dal contributo al Fondo di Garanzia Tfr. Le imprese sono esonerate dal versamento del contributo allo 0,2% della retribuzione imponibile dei lavoratori, dovuto al Fondo di Garanzia per il Tfr istituito dalla Legge 297/1982. Si tratta di un fondo il cui scopo è risarcire i lavoratori che hanno lasciato il Tfr in azienda, nel caso in cui il datore di lavoro fallisse. Se il Tfr non è più in azienda, non è necessario pagare questa forma di copertura. Questa misura comporta una riduzione di costi, quindi nella sua valutazione va considerato anche l’impatto dell’aumento degli utili e delle imposte sui redditi di impresa.
  • Riduzione degli oneri contributivi minori. Le aziende beneficiano di una riduzione degli oneri contributivi minori, pari allo 0,28% della retribuzione utile ai fini Tfr. Insieme alla precedente, anche questa misura comporta una riduzione di costi, con le medesime conseguenze in termini di utile e imposte. Volendo quantificare l’impatto di tali misure compensative sui costi aziendali al netto degli aspetti fiscali, il datore di lavoro recupera dal 6 al 7% del Tfr perso grazie alle misure compensative. Inoltre, una volta liberatori del Tfr, il datore di lavoro non ha più l’onere di pagare le rivalutazioni, che ogni anno corrispondono al 75% del tasso di inflazione più l’1,5% su tutte le somme accantonate. Scopo delle misure compensative è ridurre le eventuali somme che il datore dovrebbe richiedere al settore bancario (o ad altri finanziatori) per coprire la perdita di risorse, così da rendere l’impatto degli interessi da pagare su tali prestiti rispetto alla rivalutazione che avrebbe comunque riconosciuto sulle somme accantonate. Non si dimentichi poi che non è possibile ridurre tutto a una mera questione monetaria. Anche per il datore di lavoro favorire l’adesione dei dipendenti alla previdenza complementare rappresenta un investimento strategico per una gestione più “previdente” delle risorse umane in azienda. Nel lungo periodo, una riduzione della tutela pensionistica potrebbe diventare un fattore di instabilità del capitale umano, con conseguenze negative per l’organizzazione. L’adesione dei dipendenti a un fondo pensione consente una gestione più efficiente dei flussi di cassa aziendali, riducendo il rischio di esborsi improvvisi legati al pensionamento o alle dimissioni dei dipendenti, distribuendo i costi in modo più uniforme nel tempo. Questo aspetto non va sottovalutato, in quanto una pianificazione oculata della liquidità è fondamentale per la solidità finanziaria di qualsiasi impresa.

Il Tfr è un debito che il datore ha nei confronti dei dipendenti. Un debito che tuttavia non ha una scadenza certa e controllata al 100% dall’azienda, mentre un debito nei confronti di un finanziatore può avere delle scadenze predeterminate e allineate con i flussi di cassa aziendali. In sintesi, la previdenza complementare non è solo un onere economico, ma uno strumento che offre molteplici vantaggi.

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