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In questo articolo viene fatta chiarezza sul legame che intercorre tra inflazione, tassi di interesse e fondi pensione, evidenziandone i legami.

Fondi pensione, inflazione e tassi di interesse: facciamo chiarezza

Questo articolo ha lo scopo di fare chiarezza sul legame che intercorre tra fondi pensione, inflazione e tassi di interesse, oltre che a comprendere i motivi sottostanti l’incremento di questi ultimi e il loro impatto sulle posizioni degli aderenti alla previdenza complementare.

Inflazione e tassi di interesse

L’inflazione indica il processo di aumento continuo e generalizzato dei prezzi dei beni e servizi destinati a essere consumati e utilizzati dalle famiglie. Secondo quanto riportato dal rapporto annuale BCE, nel 2022 il forte aumento dei prezzi dei beni energetici e alimentari (contrazione dell’offerta), aggravato dalla guerra in Ucraina, ha provocato un’inflazione media complessiva nell’area euro dell’8,4% (2,6% nel 2021) provocando così effetti avversi sull’economia. La Banca Centrale Europea (BCE), per contrastare la crescita dell’inflazione, ha avviato nel terzo trimestre 2022 un programma di innalzamento dei tassi di interesse rivedendo totalmente la politica monetaria e passando da un approccio ultra-espansivo a uno restrittivo in poco tempo.

Perché la BCE ha incrementato i tassi di interesse per contrastare l’inflazione?

La Banca Centrale Europea è l’istituzione che si occupa della stabilità dei prezzi nell’area Euro; in altre parole, la BCE attua una strategia (o politica monetaria) volta al raggiungimento di un dato livello di inflazione in grado di garantire solidità al sistema economico (inflazione del 2% a medio termine). La BCE riversa nel sistema la propria politica monetaria attraverso degli strumenti, detti “canali di trasmissione”, e uno di quelli principali è il tasso di interesse.

Variazioni del tasso di interesse, ossia del costo del denaro, influenzano la domanda aggregata di un Paese agendo sui prezzi: tassi di interesse elevati rendono meno conveniente l’accesso al credito generando dunque una riduzione della domanda aggregata e un conseguente rallentamento dei prezzi.

Tassi di interesse e valore degli investimenti

Le variazioni del tasso di interesse colpiscono il valore delle attività finanziarie, in particolare quello delle obbligazioni.

Il prezzo di una obbligazione è inversamente proporzionale al tasso di interesse: un incremento del tasso rende le obbligazioni di nuova emissione più remunerative delle “vecchie”. Di conseguenza, per far tornare attraenti gli strumenti emessi prima dell’aumento dei tassi, il prezzo di questi ultimi dovrà scendere. 

Più semplicemente, la crescita dei tassi rende meno interessanti i titoli già in circolazione che perdendo valore impattano sui portafogli degli investitori.

Valore degli investimenti e fondi pensione

I fondi pensione sono soggetti al rischio di tasso in quanto detengono nei loro portafogli attività finanziarie influenzate dalle variazioni dei tassi d’interesse, tra cui le obbligazioni. 

Come prevedibile, per le ragioni sopra citate, nel 2022 i rendimenti dei fondi pensione sono stati impattati dall’ aumento dei tassi di interesse: in base ai dati COVIP (Relazione annuale), le linee bilanciate, obbligazionarie miste e garantite (linee caratterizzate da una forte componente obbligazionaria) dei fondi pensione negoziali hanno ottenuto, rispettivamente, una performance media del -10,5%, del -10,3% e del -6,1%. 

A fine 2023, la situazione dei fondi pensione è decisamente migliore: gli ultimi dati forniti da COVIP (statistiche a dicembre 2023) mostrano che i rendimenti dei comparti dei fondi pensione negoziali si sono posizionati in territorio positivo. Le linee garantite hanno registrato una performance media del 4,2%, le bilanciate del 6,9% e le obbligazionarie miste del 7,2%.

Si può pensare che un’eventuale perdita si riversi direttamente sull’aderente in quanto la posizione dell’iscritto a un fondo pensione dipende anche dai rendimenti derivanti dalla gestione finanziaria del fondo (l’andamento negativo dei mercati impatta sul valore quota e dunque sulla posizione dell’individuo); tuttavia, ai fini di una corretta valutazione ci sono delle questioni non di poca importanza da considerare:

  • I rendimenti negativi non incidono materialmente sulla posizione individuale dell’aderente a meno che quest’ultimo decida di smobilizzarla (riscatti, anticipazioni, switch e pensionamento). Nei momenti di calo del mercato finanziario l’aderente non deve prendere decisioni affrettate che possano incidere negativamente sulla sua posizione, la perdita momentanea e non formalizzata nel medio/lungo periodo generalmente viene recuperata dal fondo.
  • I rendimenti dei fondi pensione devono essere valutati considerando un orizzonte temporale coerente con l’obiettivo previdenziale. Come già visto in precedenza (dati COVIP aggiornati a dicembre 2023) da inizio 2014 a fine 2023 i rendimenti medi annui composti dei comparti dei fondi pensione hanno nuovamente segno positivo, con alcune differenze dettate dalle caratteristiche delle linee.

Iscrizione al fondo pensione: la scelta migliore

Alla luce di quanto indicato nelle righe precedenti, l’iscrizione a un fondo pensione come Fondo Eurofer rimane un’ottima scelta per il proprio futuro previdenziale; a questo, inoltre, si aggiungono anche i numerosi ulteriori benefici legati all’adesione: dai vantaggi fiscali ai costi limitati, fino ai contributi aggiuntivi del datore di lavoro.

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