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In questo articolo si indicano quali sono le fonti normative che impongono ai fondi pensione di dotarsi di un sistema di gestione del rischio, chi sono gli attori coinvolti, i loro compiti e le relazioni che intercorrono fra loro al fine di garantire l’efficacia e l’efficienza dell’intero processo

LA GESTIONE DEL RISCHIO NEI FONDI PENSIONE: FONTI NORMATIVE, PROCESSI E COMPITI

Il risparmio previdenziale affidato ai fondi pensione è protetto da un efficace, quanto articolato, sistema di gestione del rischio. Le novità normative degli ultimi anni hanno obbligato i fondi pensione a dotarsi di una struttura organizzativa e di procedure di controllo, pilastri essenziali per un adeguato sistema di risk management a protezione del risparmio degli aderenti.

In questo articolo vedremo quali sono le fonti normative nazionali e comunitarie che impongono ai fondi pensione di dotarsi di un sistema di gestione del rischio, gli attori coinvolti e le relazioni tra loro intercorrenti per garantire l’efficacia e l’efficienza dell’intero processo.

Le fonti normative sulla gestione del rischio

La gestione del rischio nei fondi pensione è normata dal D. Lgs 252/05, rivisto a seguito del recepimento della Direttiva Europea 2016/2341 (c.d. Iorp2).

Fondo Pensione Eurofer si è adeguato al nuovo quadro normativo adottando un sistema strutturato sullabase della politica di gestione dei rischi approvata dal Consiglio di Amministrazione (CdA) e soggetta a revisione almeno ogni tre anni. Una sintesi del sistema di gestione dei rischi è descritta all’interno del “Documento sul sistema di governo” pubblicato sul sito istituzionale del Fondo, consultabile cliccando qui.

Nello specifico, è stata istituita una specifica Funzione di gestione dei rischi il cui compito è quello di concorrere alla definizione della politica di gestione dei rischi e verificare l’efficienza e l’efficacia del sistema di risk management nel suo complesso.

La Politica di gestione dei rischi definisce, tra l’altro, i compiti di ciascun organo del Fondo in materia di definizione e monitoraggio dei rischi: la gestione dei rischi è infatti realizzata mediante un processo che coinvolge, con diversi ruoli e responsabilità, i vari organi e soggetti di governo, direzione e controllo presenti nell’organizzazione del Fondo.

Il processo di gestione del rischio

Il sistema di gestione dei rischi si articola nelle seguenti fasi:

  1. Identificazione e definizione dei rischi

Consiste nella definizione di principi, strumenti e metodologie per un’adeguata identificazione e classificazione dei rischi (i principali rischi ai quali il Fondo è esposto sono identificati e classificati in una Mappa dei Rischi).

  1. Misurazione dei rischi

Consiste nella definizione dei principi e delle metodologie quantitative e qualitative per la valutazione dei rischi.

  1. Gestione e controllo dei rischi

Consiste nelle attività che comportano l’assunzione di un nuovo rischio e/o la gestione di un rischio esistente.

  1. Reporting dei rischi e segnalazioni

Consiste nella produzione di un’adeguata informativa in merito al profilo di rischio e alle relative esposizioni sia verso le strutture e gli organi interni del Fondo che verso l’Autorità di vigilanza (COVIP).

Ruolo e compiti della Funzione di gestione dei rischi

Il monitoraggio del complessivo processo sopra descritto compete alla già menzionata Funzione di gestione dei rischi; questa, oltre a fornire un ausilio al CdA per la definizione della Politica di gestione dei rischi e dei suoi aggiornamenti, provvede a definire i criteri e le metodologie di misurazione dei rischi e riferisce agli organi del Fondo gli esiti delle valutazioni evidenziando i rischi individuati come maggiormente significativi anche in termini potenziali. In questo modo viene fornito al CdA un supporto metodologico nel definire la propensione al rischio, in modo coerente con l’obiettivo del Fondo, e nel fissare i livelli di tolleranza al rischio.

La Funzione di gestione del rischio redige annualmente una relazione al CdA del Fondo sull’adeguatezza ed efficacia del sistema complessivo, sui modelli utilizzati per il presidio dei rischi, sull’attività svolta, sulle valutazioni effettuate, sui risultati emersi e sulle criticità riscontrate, dando conto dello stato di implementazione dei relativi interventi migliorativi. La relazione contiene anche il Piano annuale della Funzione di gestione dei rischi, sviluppato e attuato nel corso dell’anno proprio con lo scopo di verificare l’efficacia e l’efficienza del modello di gestione dei rischi del Fondo, prevedendo anche prove di stress test ed elaborando analisi prospettiche.

Altra prerogativa della Funzione di gestione dei rischi è supportare il CdA nell’effettuare la valutazione interna del rischio (c.d. ORA, Own Risk Assessment), che è approvata almeno ogni tre anni, oppure immediatamente dopo ogni variazione significativa del profilo di rischio del fondo pensione, ed è altresì adeguatamente documentata anche al fine dei controlli da parte della COVIP.

Nella valutazione interna del rischio sono descritti i metodi di cui il Fondo si è dotato per individuare e valutare i rischi cui è o potrebbe essere esposto nel breve e lungo periodo, e che potrebbero avere un impatto sulla capacità del Fondo pensione stesso di far fronte ai propri obblighi. L’effettuazione della valutazione interna del rischio include l’analisi dettagliata dei rischi e la valutazione dell’efficacia del sistema di gestione dei rischi.

Gli esiti dell’attività di valutazione interna del rischio sono tenuti in considerazione ai fini dell’assunzione delle decisioni strategiche del Fondo.

La tutela dell’aderente: obiettivo primario

Lo sviluppo del sistema di gestione del rischio ha impegnato notevolmente il Fondo negli ultimi anni, sia per quanto riguarda la revisione degli assetti organizzativi che per lo sviluppo di nuove policy scritte. Tanto è stato fatto e continuerà a essere fatto in termini di rafforzamento dei controlli e della governance, perseguendo sempre l’obiettivo primario di garantire una solida tutela degli interessi degli aderenti e dei beneficiari delle prestazioni di previdenza complementare.

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