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Rendimenti primo trimestre 2024

Nel primo trimestre del 2024 i comparti Bilanciato e Dinamico di Eurofer hanno avuto un rendimento positivo, pari rispettivamente al 2,64% e 5,23%. Il valore della quota del comparto Garantito è rimasto sostanzialmente invariato rispetto a fine 2023. Grazie all’andamento positivo di questo inizio 2024, a fine marzo gli iscritti al comparto Dinamico avevano già recuperato tutte la perdite del 2022.

Il buon andamento dei comparti Bilanciato e Dinamico è dovuto ai mercati azionari, che hanno avuto rendimenti positivi e compresi fra un minimo del 4,98% (mercati emergenti) e un massimo del 11,66% (mercati sviluppati).

Anche nel 2024, il mercato azionario americano è stato trascinato dalle cosiddette “magnifiche 7” (Amazon, Apple, Alphabet (Google), Meta (Facebook), Microsoft, NVIDIA e Tesla), società che il mercato ritiene beneficeranno maggiormente dalla diffusione dell’intelligenza artificiale. L’indice che ne rappresenta l’andamento ha registrato un rialzo del 20% in euro. I mercati emergenti, invece, hanno continuato a essere penalizzati dalle difficoltà della Cina.

Gli indici obbligazionari erano a fine marzo invariati o leggermente negativi (da -0,39% a +0,10%), con la sola eccezione dell’indice globale “high yield” (+2,24%), che ha beneficiato del maggior collegamento ai mercati azionari.

La debolezza degli indici obbligazionari, proseguita nel mese di aprile, è dovuta al venir meno delle condizioni che li avevano spinti al rialzo nelle ultime settimane del 2023: inflazione inferiore alle attese e convinzione nel mercato di prossime e importanti riduzioni dei tassi ufficiali.

Nei primi mesi del 2024 dati di inflazione peggiori delle attese hanno allontanato la prospettiva di un taglio dei tassi ufficiali, soprattutto da parte della FED, penalizzando i mercati obbligazionari e, in misura minore, quelli azionari.

Le previsioni diffuse dal Fondo Monetario Internazionale nei primi giorni di aprile contengono tre dati importanti:

  • l’economia americana continuerà a crescere a un tasso sensibilmente superiore a quello delle altre economie sviluppate;
  • gli ultimi dati rafforzano questa previsione rispetto a quella di ottobre, migliorando le prospettive per gli Stati Uniti e peggiorandole per l’area euro;
  • i paesi emergenti, e soprattutto l’India, cresceranno a un tasso più che triplo rispetto ai paesi sviluppati.

In questo contesto è difficile che le banche centrali, e in particolare la FED, taglino i tassi ufficiali nella misura attesa dal mercato, anche perché i dati di inflazione meno favorevoli sono dovuti sia a una inversione di tendenza dei prezzi delle materie prime (saliti nell’ultimo anno del 18% circa in euro) sia a una dinamica del costo del lavoro ancora superiore al tasso d’inflazione.Inoltre, sul livello dei rendimenti di mercato pesa l’ipoteca del debito pubblico, cresciuto in tutti i paesi sviluppati dopo la crisi finanziaria del 2008 ma letteralmente “esploso”, soprattutto negli Stati Uniti, con l’emergenza Covid.

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