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I giovani lavoratori di oggi rischiano di dovere andare in pensione a 74 anni: i risultati dello studio del Consiglio Nazionale dei Giovani realizzato assieme a EURES.

GIOVANI IN PENSIONE A 74 ANNI E CON ASSEGNI MINIMI: L’ALLARME

Nelle ultime settimane l’Italia ha visto al centro del dibattito due temi strettamente legati: quello del sistema pensionistico e quello del lavoro. Nel corso di discussioni sempre più accese, politici, esperti di economia e rappresentanti di varie associazioni si scontrano su quali siano le soluzioni da porre in campo per affrontare, e possibilmente risolvere, tutte le problematiche in essere: c’è chi propone di aumentare le pensioni, chi vorrebbe che fosse approvata quanto prima una legge sul salario minimo e chi invece continua a far presente che ogni altra soluzione è inutile se prima non viene reso più sostenibile l’intero sistema pensionistico.

In queste discussioni non viene però mai dato spazio ad alcuni dei protagonisti più importanti, quelli che grazie al loro lavoro stanno sostenendo il sistema pensionistico: i giovani under 35. Questa fascia della popolazione, infatti, si trova quotidianamente di fronte a molti problemi: precarizzazione del lavoro, discontinuità lavorativa, retribuzioni basse e mancanza di garanzie sociali che non solo rendono sempre più difficile il loro ingresso nel mercato del lavoro, ma ha effetti negativi anche sulla stabilità contrattuale e sui livelli retributivi.

A questa sintesi della ricerca “Situazione contributiva e futuro pensionistico dei giovani”, realizzata dal Consiglio Nazionale dei Giovani assieme a EURES (European Employment Services) si aggiunge poi un altro dato allarmante: il calo costante del tasso di fertilità, con tutte le conseguenze che ne derivano.

In questo articolo vedremo quali sono i dati e le conclusioni principali emersi dalla ricerca, le soluzioni proposte, le conseguenze della denatalità e come l’iscrizione a un Fondo Pensione come Fondo Eurofer possa essere la soluzione ideale e più semplice costruire un’entrata previdenziale complementare per sé o per i propri familiari fiscalmente a carico.

In pensione molto tardi e con importi molto bassi

Secondo l’analisi del Consiglio e di Eurofer, la discontinuità lavorativa e le retribuzioni basse degli attuali under 35 determineranno un ritiro dal lavoro solamente per vecchiaia e con importi delle pensioni prossimi a quelle di un assegno sociale: come riferito dalla presidente del Consiglio Nazionale dei Giovani Maria Cristina Pisani, si tratta di una situazione che “sarà socialmente insostenibile”.

Le proiezioni offrono una stima numerica di queste affermazioni; se la permanenza nel mondo del lavoro di un attuale under 35 si protraesse fino ai 74 anni, l’assegno pensionistico ammonterebbe a 1.099€ netti (un valore che equivale a 3,1 volte l’importo dell’assegno sociale.

A parità di condizioni, per i lavoratori con partita IVA l’importo dell’assegno pensionistico ammonterebbe a 1.128€ netti (3,3 volte l’importo dell’assegno sociale).

Le distorsioni dell’attuale sistema pensionistico

Le stime indicate dalla ricerca “evidenziano la grave distorsione del sistema pensionistico”: è quanto affermato da Alessandro Fortuna, Consigliere di Presidenza del Consiglio con delega alle politiche occupazionali e previdenziali.

Secondo Fortuna, il sistema così come attualmente definito non solo proietta nel tempo le disuguaglianze reddituali, ma risulta punitivo verso i lavoratori con redditi più bassi: i lavoratori più giovani dovranno infatti lavorare fino a 6 anni in più rispetto ai loro coetanei con redditi più alti e a una maggiore stabilità lavorativa.

L’ultimo rapporto pubblicato da Eurostat avvalora ulteriormente l’ipotesi delle forti distorsioni che caratterizzano il sistema previdenziale: il rapporto, infatti, indica che la spesa pensionistica in Italia rappresenta il 17,6% del PIL nel 2020 (molto superiore alla media Europea del 13,6%, e secondo soltanto alla Grecia).

La questione del divario retributivo

Altro problema che riguarda gli under 35 è quello del forte divario retributivo rispetto alla popolazione lavorativa generale. Dai dati risulta che nel 2021 i lavoratori under 25 hanno ricevuto in media 8.824 euro (pari al 40% della retribuzione media complessiva), mentre quelli tra i 25 e i 34 anni hanno ricevuto in media 17.076 euro (equivalenti al 78% della retribuzione media). A questo tipo di divario si aggiunge poi il consistente scarto tra ciò che guadagnano le giovani donne e la loro controparte maschile.

Il problema del divario retributivo diventa ancora più evidente se si prende in considerazione l’evoluzione dei tipi di contratto offerti alle generazioni più giovani. Tra il 2011 e il 2021, infatti, la quota di giovani con contratto a tempo indeterminato è passata dal 70,3% del 2011 al 60,1% del 2021. Negli stessi anni, inoltre, è l’incidenza di contratti a tempo determinato e di contratti atipici è cresciuta di oltre 10 punti, passando dal 29,6% al 39,8%.

Questi dati dimostrano, secondo il Consiglio Nazionale dei Giovani, che la realtà dei fatti è inconciliabile con l’attuale sistema pensionistico: questo, per consentire trattamenti previdenziali dignitosi, necessiterebbe di carriere a contribuzione piena e soglie di crescita retributiva.

Il problema della denatalità: anche questione di nonni

Un’ulteriore criticità che condiziona negativamente la sostenibilità dell’attuale sistema previdenziale riguarda la decrescita dei tassi di fertilità: mentre il tasso attuale si attesta all’1,25%, è noto che per mantenere in equilibrio il sistema pensionistico questo dovrebbe attestarsi intorno al 2%. A tal proposito, nel suo intervento al Meeting di Rimini, il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti ha riferito che “Non esiste riforma o misura previdenziale che possa reggere nel medio e nel lungo periodo con i numeri della denatalità che abbiamo oggi“.

Inoltre, secondo un recente studio di Bankitalia, anche l’innalzamento dell’età pensionabile ha conseguenze dirette sul tasso di fecondità delle giovani donne: prima di avere un figlio, infatti, le coppie attendono che i genitori vadano in pensione

Infine, a contribuire ulteriormente alla denatalità si aggiungono l’inadeguatezza del numero di asili e di servizi per l’infanzia, nonché quella di sostegni economici.

Idee e soluzioni proposte dal Consiglio Nazionale dei Giovani

Secondo il Consiglio Nazionale dei Giovani, una prima soluzione dovrebbe riguardare l’introduzione di una pensione di garanzia per i giovani, che dovrebbe prevedere “strumenti di sostegno e copertura al monte contributivo per i periodi di formazione, discontinuità e fragilità salariale dei giovani”.

Oltre a questi interventi, continua Alessandro Fortuna, dovranno comunque essere implementate modifiche strutturali al mercato del lavoro, tali da permettere di accedervi in maniera stabile e di aumentarne la qualità.

Infine, la presidente Pisani conclude: “Abbiamo bisogno di un dibattito nazionale più aperto e inclusivo sulle pensioni. È una questione di giustizia intergenerazionale e di sostenibilità del nostro sistema sociale”.

Per consultare la ricerca “Situazione contributiva e futuro pensionistico dei giovani” di Consiglio Nazionale dei Giovani ed EURES, clicca qui.

Una soluzione subito disponibile: l’iscrizione al Fondo Pensione Eurofer

Da quanto fin qui emerso è evidente che sia il mondo lavoro che il sistema pensionistico pubblico italiano necessitano di forti modifiche strutturali; le conseguenze, nel caso non cambiasse nulla, sono chiare: i giovani di oggi non solo saranno costretti a smettere di lavorare sempre più tardi, ma faranno ancora meno figli e riceveranno pensioni sempre più esigue.

Per prepararsi a questo scenario, esiste già una soluzione parziale: l’iscrizione a un Fondo Pensione come Fondo Eurofer; aderire al Fondo ed effettuare versamenti in modo regolare, infatti, consente di costruire sin da oggi la propria entrata previdenziale complementare.

E questo, lo ricordiamo, vale anche per i nostri familiari: i lavoratori dipendenti cui si applica il CCNL Mobilità/Area Attività Ferroviarie o il CCNL del Gruppo ANAS, infatti, possono iscrivere al Fondo Pensione i propri familiari fiscalmente a carico. Si tratta non solo di una scelta che permetterà di accantonare somme subito disponibili una volta raggiunta l’età adulta, ma allo stesso tempo aumenterà da subito la loro anzianità contributiva, necessaria per richiedere eventuali anticipazioni e per assicurarsi una tassazione inferiore al momento del pensionamento.

Per maggiori informazioni sui vantaggi dell’iscrizione al Fondo Pensione Eurofer dei familiari fiscalmente a carico, visita questa pagina.

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