Nel secondo trimestre dell’anno tutti i comparti del Fondo Eurofer hanno avuto rendimenti positivi, Garantito 1,49%, Bilanciato 4,59% e Dinamico 8,62%, recuperando così le perdite del primo trimestre maturate nel mese di marzo con la reazione dei mercati alla guerra in Medio Oriente. Da inizio anno i rendimenti sono tutti positivi e pari a 1% per il comparto Garantito, 4,22% per il comparto Bilanciato e 7,84% per il comparto Dinamico.
Il miglioramento dei mercati ha seguito la graduale attenuazione del conflitto nel golfo Persico e la parziale riapertura alla navigazione del canale di Hormuz.
Nell’aggiornamento di luglio del World Economic Outlook, il Fondo Monetario Internazionale presenta un quadro dell’economia internazionale nel quale l’impatto della guerra è tutto sommato contenuto. Si prevede che la crescita del PIL sia pari al 3,1% nel 2026 e al 3,2% nel 2027, con una riduzione, nel solo 2026, di 0,2 punti percentuali. L’inflazione globale rimane sostenuta e pari al 4,4%, ma in riduzione al 3,7% nel 2027. L’impatto del conflitto è più marcato nell’area del Golfo e nelle economie importatrici di materie prime, nullo nelle economie esportatrici di petrolio e gas naturale, come Stati Uniti e Canada.
Grazie al recupero del secondo trimestre gli indici azionari hanno tutti rendimenti da inizio anno positivi e compresi fra il 12,7% dell’indice globale dei mercati sviluppati a cambio coperto e il 27,2% dell’indice dei mercati emergenti.
L’indice dei mercati emergenti è ormai costituito per il 45% da società del settore Information Technology ed ha beneficiato del ciclo d’investimenti legato all’intelligenza artificiale.
Il segmento delle società a piccola capitalizzazione (indice MSCI Global Small Cap +19,8% da inizio anno) ha beneficiato di una rotazione settoriale a favore di settori industriali anch’essi esposti alla tecnologia.
Il valore in euro dei mercati azionari globali è stato anche favorito dal leggero apprezzamento del dollaro, da 1,174 a 1,143 nel semestre.
Gli indici obbligazionari hanno avuto rendimenti nel trimestre tutti positivi e pari a 1,07% e 0,96% (indici governativo e aggregate euro con scadenza 1-3 anni), 0,66% (indice globale titoli di Stato), 0,88% (indice obbligazionario globale “investment grade”) e 3,26% (indice obbligazionario globale “high-yield”). Ricordiamo che gli indici obbligazionari globali utilizzati per i benchmark di Eurofer sono a cambio coperto.
Da inizio anno i rendimenti sono ancora contenuti e compresi fra -0,1% (indice globale titoli di Stato) e 1,86% (indice obbligazionario globale “high-yield”).
Nonostante la discesa del prezzo del petrolio dai massimi, a fine giugno i prezzi delle materie prime in dollari erano del 20% più alti rispetto a fine 2025. Nella prima metà di luglio i prezzi sono nuovamente saliti a causa della ripresa delle ostilità fra Stati Uniti e Iran.
La chiusura del canale di Hormuz ha avuto comunque un impatto meno grave del previsto sull’equilibrio fra domanda e offerta di greggio e, di conseguenza, sui prezzi. Le spiegazioni che vengono date di questo fenomeno sono diverse: l’effetto ritardato della chiusura del canale, dovuto al tempo necessario alle petroliere già in mare per raggiungere i porti di destinazione; la forte riduzione della domanda cinese; l’aumento dell’offerta di altri paesi produttori di petrolio, primi fra tutti Stati Uniti, Canada e Brasile.
In questo contesto di grande incertezza le attese di inflazione si sono mantenute elevate, e rimangono per il prossimo anno al di sopra del 3% sia negli Stati Uniti sia nell’Eurozona. La ripresa dell’inflazione, sia pure temporanea, ha portato a un cambiamento radicale dell’atteggiamento delle banche centrali. La FED ha per ora abbandonato ipotesi di un taglio dei tassi, la BCE, nella riunione di metà giugno, ha aumentato il tasso ufficiale di 25 pb.
Il mutato atteggiamento delle autorità monetarie ha contribuito alla debolezza dei mercati obbligazionari, soprattutto dei titoli di Stato a lungo termine, già colpiti dall’aumento dell’inflazione e dalle prospettive negative dei bilanci pubblici.
I rendimenti dei titoli a 10 anni negli Stati Uniti, Germania e Giappone sono aumentati dall’inizio dell’anno rispettivamente di 50, 20 e 70 punti base.